mercoledì 25 marzo 2026

Il passato e il futuro non esistono finché non sono pensati

Sembra che anche il passato sia una ricostruzione della mente. Siamo noi che lo ricostruiamo quando lo osserviamo. Io dico una cosa un po' diversa. Passato e presente sono una diade, di cui il presente è la soglia. E quando pensiamo al passato e al futuro, in realtà costruiamo la nostra realtà, che non è mai qualcosa di oggettivo, ma sempre un costrutto oscillante della nostra mente. Il passato non è mai definitivamente chiuso finché qualcuno non lo interroga. Non esiste una realtà uguale per tutti, ma sempre una realtà filtrata dal soggetto. Questo perché mondo e mente sono sempre connessi, e ciò che pensiamo diventa realtà.


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Il passato non esiste finché qualcuno non lo osserva. Non è una provocazione filosofica: è una delle conclusioni più inquietanti della fisica quantistica moderna, secondo dei ricercatori legati a Princeton. Il risultato è un modello chiamato "pluriverso": non un multiverso fantasy, ma una visione radicale di cosa sia la realtà.

Il punto di partenza è l'esperimento della doppia fenditura: una particella si comporta diversamente a seconda che venga osservata o meno. 

Il fisico John Wheeler ha spinto questa logica oltre con il suo "esperimento a scelta ritardata": se si decide come osservare una particella solo dopo che ha completato il suo percorso, la scelta sembra influenzare retroattivamente ciò che è già accaduto. Il passato, in questo senso, non è mai del tutto chiuso finché qualcuno non lo "interroga".

Da qui nasce una domanda scomoda: esiste davvero una realtà oggettiva, uguale per tutti, indipendente da chi guarda?

Secondo il QBism, un'interpretazione della meccanica quantistica sviluppata dal fisico Christopher Fuchs, la risposta è no. Le leggi della fisica non descrivono il mondo esterno in modo assoluto, ma le aspettative di un osservatore specifico.

Due persone con esperienze diverse possono arrivare a conclusioni diverse senza che nessuna delle due abbia torto. La realtà, in questa prospettiva, è qualcosa che si costruisce nell'atto stesso dell'osservazione.

Anche le neuroscienze sembrano puntare nella stessa direzione. Il modello del predictive coding sostiene che il cervello non percepisca il mondo direttamente, ma generi continuamente una previsione basata sulle esperienze passate.

Quello che si vede è, in pratica, la migliore ipotesi disponibile e non una fotografia fedele della realtà.

Il pluriverso non è allora un universo parallelo da raggiungere, ma una struttura di prospettive che si intrecciano: ogni osservatore partecipa attivamente alla definizione di ciò che accade. La realtà condivisa, dalla scienza alle relazioni quotidiane, emerge dall'interazione tra questi punti di vista, non da una verità unica calata dall'alto.




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