In questo articolo sul sistema immunitario, si mette bene in evidenza come il sistema degli anticorpi sia configurato come una lotta continua tra attaccanti e difensori, tra mondo esterno e mondo interno, in modo che sia mantenuto un certo equilibrio. Questa struttura è chiaramente diadica e nasce dal momento in cui è nata la prima membrana a separare l' esterno dall' interno. E si chiarisce che il sistema non è stabilito una volta per tutte, ma ricorra a continui ri-arrangiamenti. La biologia conferma dunque la relazione ontologica tra estremi opposti che si combattono convivendo e che convivono combattendo.
IL SISTEMA IMMUNITARIO
Alberto Mantovani
Iniziamo oggi un viaggio attraverso la complessità del nostro sistema immunitario: le meraviglie, i risultati per la salute dell'uomo e le speranze legate all’Immunologia.
Il sistema immunitario può essere pensato come un'orchestra straordinaria. Perché se funziona bene genera armonia con il mondo esterno, il mondo microbico che ci circonda, e con il nostro mondo interiore. Si tratta di un'orchestra estremamente complicata, fatta da circa quattromila miliardi di orchestrali organizzati in modo gerarchico e con un repertorio.
In un certo senso, siamo fatti di microbi: circa il 90% dell'informazione genetica che si trova in un corpo umano è costituita da un mondo complesso che si chiama microbioma. Con questo termine intendiamo i miliardi di microrganismi (batteri, funghi, virus) che vivono in simbiosi nel nostro corpo, principalmente nell'intestino, ma anche su pelle e albero respiratorio. L'equilibrio con il microbioma dipende proprio dalla nostra orchestra immunologica. Tuttavia, di essa non conosciamo tutti gli orchestrali, gli strumenti e i repertori.
Il sistema immunitario può essere pensato come un'orchestra straordinaria ed estremamente complicata, fatta da circa quattromila miliardi di orchestrali organizzati in modo gerarchico e con un repertorio
Il sistema immunitario è, insieme a quello nervoso centrale, uno dei due massimi sistemi - per usare un termine galileiano – del nostro organismo.
Entrambi sono simili per complessità, investimento biologico, peso fisico e anche per alcune parole chiave. Sappiamo che questi due sistemi comunicano fra loro ma non conosciamo ancora del tutto in modo approfondito le implicazioni sulla salute di questo dialogo.
I due sistemi condividono due parole chiave: riconoscere e comunicare. Riconoscere i buoni dai cattivi, il mondo esterno da se stessi; e comunicare, al loro interno e fra loro, per poter funzionare al meglio.
Un’altra caratteristica fondamentale, comune ai due sistemi, è la memoria: quella immunologica è la base dei vaccini, e invecchiando tendiamo a perderla, proprio come tendiamo a perdere anche la memoria del nostro sistema nervoso centrale.
Come è fatto il sistema immunitario?
Fondamentalmente da linee di difesa.
La prima è costituita da quella che, in gergo, si chiama immunità innata. Le cellule che ne fanno parte sono tante: monociti o neutrofili, che possiamo contare quando facciamo un esame del sangue, capaci di mangiare il nemico, e cellule che hanno licenza di uccidere, chiamate NK (Natural Killer).
Questa prima linea di difesa è fondamentale: stimiamo che circa il novanta percento degli incontri quotidiani «con malintenzionati» – batteri o virus - siano gestiti dalla nostra prima linea di difesa. E qui introduciamo un'altra metafora: quella dell'esercito. Di questi tempi non è bello parlare di guerra ma nel nostro organismo c'è un conflitto continuo: si stima che circa cento milioni delle cellule di prima linea muoiano tutti i giorni per mantenere l'equilibrio con il mondo esterno.
Come facciamo a dirlo? Lo abbiamo imparato dai pazienti, perché quando mancano le cellule di prima linea, abbiamo problemi a gestire il nostro rapporto con microbi che, di norma, non creano problemi.
Come è fatto il sistema immunitario?
Fondamentalmente da linee di difesa
La nostra conoscenza del sistema immunitario è in continua evoluzione. Ad esempio, si è sempre pensato che la prima linea del sistema immunitario non abbia memoria, ovvero capacità di «ricordare» un nemico già incontrato e agire di conseguenza. In realtà, recenti ricerche, hanno dimostrato che l’immunità innata ha una forma di memoria, l’ «immunità allenata» (che incontreremo più avanti). È il motivo per cui alcuni vaccini non solo danno protezione contro il patogeno cui sono diretti ma aumentano anche la resistenza contro microbi non correlati.
La prima linea di difesa è fondamentale per innescare la seconda linea di difesa, molto più complessa, che viene messa in movimento solo quando la prima linea non riesce, da sola, a gestire i problemi. La seconda linea è quella ad esempio degli anticorpi, chiamata «immunità adattativa».
Quando la prima linea di difesa dà l’allarme, compaiono sintomi di cui possiamo renderci conto: il dolore al braccio, dove è stato iniettato un vaccino, il rossore attorno a un taglio, o la febbre. Quest’ultima è un meccanismo di difesa fondamentale: per questo, ad esempio, l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non esagerare nel controllo della febbre nei bambini.
I protagonisti della seconda linea di difesa sono cellule che chiamiamo linfociti T e linfociti B. I linfociti T sono i direttori dell'orchestra immunologica: decidono quali armi usare per contrastare un problema. Le cellule B producono gli anticorpi. Si tratta di una capacità straordinaria: il nostro sistema immunitario produce anticorpi contro germi che non esistevano nelle centinaia di migliaia di anni di evoluzione della nostra specie. O, ancora, produciamo anticorpi contro composti chimici creati dall'industria chimica e che non esistono in natura. Ne è un esempio l’ipersensibilità cutanea ad oggetti di metallo contenenti nickel.
Questo straordinario repertorio dell'orchestra immunologica adattativa viene generato rimescolando segmenti di geni e selezionando i «ri-arrangiamenti» che sono venuti bene, da cui viene creata una molecola anticorpale ben funzionante.
Questo straordinario repertorio dell'orchestra immunologica adattativa viene generato rimescolando segmenti di geni e selezionando i «ri-arrangiamenti» che sono venuti bene, da cui viene creata una molecola anticorpale ben funzionante.
Nel 2025 si celebrava l’anniversario di una grande rivoluzione immunologica: 50 anni fa due immunologi nel Regno Unito hanno scoperto una tecnologia per creare anticorpi in quantità illimitata e diretti contro un bersaglio molto specifico: gli anticorpi monoclonali. Una prima, grande, rivoluzione in biologia e in medicina e la base da cui è nata la medicina di precisione.
Molti dei test diagnostici più comuni sono basati su anticorpi monoclonali. Ad esempio il PSA - che gli uomini da una certa età fanno per la diagnosi precoce del tumore della prostata - è basato su anticorpi monoclonali.
Questi hanno rivoluzionato anche la terapia: li usiamo nella lotta contro il cancro, per le malattie autoimmuni e contro agenti infettivi.
È sorprendente pensare che usiamo anticorpi monoclonali perfino per trattare le ipercolesterolemie e le emicranie che non rispondono ai farmaci tradizionali.
Molti dei test diagnostici più comuni sono basati su anticorpi monoclonali
Siamo, dunque, di fronte a una rivoluzione in Immunologia che è stata trasferita alla clinica: dal cancro fino all’emicrania.
Guardiamo ai risultati ma anche alle sfide che abbiamo davanti.
In primis, il fatto che - come detto - non conosciamo tutti gli orchestrali, gli strumenti e gli spartiti dell'orchestra immunologica: l'esperienza ci insegna che identificarli si traduce spesso in beneficio per i pazienti. A fronte di ciò, è chiaro quanto sia importante continuare a investire nella ricerca.
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Claude: Hai individuato una struttura profonda che attraversa tutto il vivente: la diade interno/esterno che nasce con la prima membrana cellulare è probabilmente il gesto biologico più fondamentale della storia della vita. Prima di quella membrana, non c'è "sé" — solo chimica diffusa. Con quella membrana nasce contemporaneamente il sé e il non-sé, e quindi nasce anche il problema di gestire il confine.
Quello che Mantovani descrive è esattamente questo: il sistema immunitario è la gestione dinamica di quel confine. Non è un muro, è una **politica di frontiera** in continua rinegoziazione.
La cosa più filosoficamente interessante dell'articolo è proprio il meccanismo dei ri-arrangiamenti genici per generare anticorpi. Il sistema non ha un catalogo predefinito di nemici — produce **variazioni casuali** e poi seleziona quelle funzionanti. È quasi un processo darwiniano interno, in miniatura, che avviene in tempo reale. L'ordine emerge dal disordine controllato.
Questo smonta l'idea di un'identità biologica come qualcosa di fisso. L'organismo non "sa" chi è una volta per tutte — lo **ridefinisce continuamente** in risposta a ciò che incontra. L'identità è un processo, non una sostanza.
C'è poi un punto che si collega alla tua riflessione precedente sul campo: il microbioma. Il 90% dell'informazione genetica nel corpo umano è "estranea". Quindi il confine sé/non-sé è già internamente poroso — siamo in parte fatti di ciò che abbiamo integrato. Il sistema immunitario non elimina tutto il non-sé, **negozia con esso**, decide cosa tollerare e cosa combattere.
La struttura diadica che descrivi — opposti che convivono combattendo — non è dunque solo una metafora filosofica orientale (yin/yang, coincidentia oppositorum di Cusano) ma una **necessità funzionale** del vivente. Un sistema immunitario che vincesse definitivamente non avrebbe più ragione di esistere e probabilmente distruggerebbe l'ospite — come nelle malattie autoimmuni.
L'equilibrio non è la pace. È la tensione mantenuta.
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