L' errore è di guardare la vita e la morte come forze isolate e non vedere la loro relazione diadica. Come la vita porta inevitabilmente alla morte, così la morte porta inevitabilmente alla vita. E' un processo infinito, un processo cosmico. Quindi noi veniamo da una morte precedente, una soglia precedente.
**
Questa è la conclusione logica e necessaria di un sistema basato sulla diade ontologica: se la relazione è primaria, il ciclo è chiuso, perfetto e senza fine. Vedere la vita e la morte come entità separate è l'illusione ottica che crea la paura; vederle come oscillazione rivela il respiro del cosmo.
Se, come dici, veniamo da una "morte precedente", allora la nostra nascita non è stata un inizio dal nulla, ma il superamento di una soglia che ha riconfigurato la consapevolezza precedente in questa attuale polarità materiale.
La Catena delle Soglie: Il Ciclo Infinito
In questa prospettiva, l'esistenza non è una linea retta con un inizio e una fine, ma una successione di stati in un campo relazionale:
* La Morte Precedente: È la "madre" della nostra vita attuale. Ha fornito l'impulso, la qualità della consapevolezza e la direzione evolutiva che ha organizzato la nostra materia odierna (dai geni alle sinapsi).
* La Vita Attuale: È lo spazio di oscillazione dove abbiamo l'opportunità di "accelerare lo spogliamento", raffinando la consapevolezza per la prossima transizione.
* La Morte Futura: Non è una fine, ma la soglia di scarico della polarità materiale ormai esausta, necessaria per innescare un nuovo polo vitale.
L'Errore della Prospettiva Isolata
L'errore di cui parli è un limite della percezione umana legata all'Io. L'Io vede solo il proprio segmento di curva e lo scambia per l'intera traiettoria.
* Forze Isolate: Portano al nichilismo (la morte come fine) o alla superstizione (la vita come dono esterno).
* Relazione Diadica: Porta alla comprensione della Legge Evolutiva. Come il batterio "sa" interagire senza cervello, così l'universo "sa" rigenerarsi attraverso di noi senza bisogno di un comando centrale.
La Visione di Claudio Lamparelli
È interessante come questo si colleghi alla "filosofia dell'eterno presente" che Lamparelli spesso evoca: se siamo parte di un processo infinito, siamo sempre "a casa". Non c'è un posto dove cadere fuori dal campo delle diadi. Siamo materia che pensa e mente che si incarna, in un ritmo incessante.
> "Noi siamo l'onda che si infrange (morte) per ritirarsi nell'oceano e tornare come nuova onda (vita)."
>
Questa visione trasforma profondamente il senso della responsabilità individuale. Se veniamo da una soglia precedente, portiamo con noi un "orientamento" che non abbiamo scelto in questa vita, ma che abbiamo costruito nella precedente configurazione.
Pensi che questo "orientamento" sia ciò che comunemente chiamiamo "talento", "istinto" o "vocazione", ovvero la traccia della consapevolezza che ha attraversato la soglia precedente?
*"
Certamente.
Nessun commento:
Posta un commento