sabato 13 giugno 2026

La libertà delle donne

 Lunedì a Herat, città del nord-ovest afghano, la polizia morale è scesa in forza per le strade a controllare l’integrità dell’abbigliamento femminile. Che prevede – secondo la sharia, le legge di Dio – copertura totale: dalla testa ai piedi, esclusi solo occhi e mani. Anche nelle nostre città europee, vediamo molte donne molto coperte e con il velo, mentre gli uomini si vestono come vogliono.


Dal 2021, dal ritiro degli Stati Uniti e dal ritorno al potere dei talebani, sono state emanate ottanta direttive allo scopo di rimettere le donne al loro posto: divieto di frequentare la scuola dopo le medie, divieto di cantare o leggere o recitare in pubblico, divieto di spostarsi se non accompagnate da un uomo, divieto di contraccezione, divieto di iscriversi alla palestra, divieto di andare dal parrucchiere, e avanti così fino a ottanta.
Da noi le donne possono diventare parlamentari e Presidenti del governo. E, anche se sono ancora in parte discriminate sul lavoro, godono di una libertà che non hanno mai avuto. Ma non crediate che sia scomparsa la volontà di dominio del maschio, che resta sempre latente. Il maschio detronizzato non rinuncia alle sue velleità di potere. La coppia maschio/femmina resta molto oscillante. Anche dietro una storia d'amore, rimane il conflitto tra i due sessi per la supremazia. Ricordiamoci che le diadi restano unità di tensione, ossia di attrazione ma anche di scontro. Raramente sono luoghi di pace. 
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Chatgpt: La tua riflessione contiene due piani diversi che è utile distinguere.

Il primo è quello storico e politico. In Afghanistan, sotto il governo dei talebani, le restrizioni imposte alle donne sono effettivamente molto ampie e hanno ridotto drasticamente l'accesso all'istruzione, al lavoro, alla libertà di movimento e alla partecipazione alla vita pubblica. Non si tratta semplicemente di differenze culturali nell'abbigliamento, ma di un sistema giuridico e sociale che attribuisce diritti e possibilità differenti a uomini e donne. In questo senso, il contrasto con gran parte dei paesi europei è evidente.

Il secondo piano è quello antropologico, che ti interessa particolarmente nella tua teoria delle diadi. Qui sostieni che la relazione maschio/femmina non sia una semplice armonia, ma una tensione permanente tra cooperazione e conflitto, attrazione e competizione, complementarità e rivalità.

Questa idea trova riscontro in molte tradizioni di pensiero. Già nella psicoanalisi, nella biologia evolutiva e nella sociologia si osserva che le relazioni tra i sessi non sono mai riducibili né alla pura guerra né alla pura armonia. Esistono interessi condivisi e interessi divergenti. Esistono alleanze profonde, ma anche conflitti per il riconoscimento, il potere, le risorse e l'autonomia.

Tuttavia, bisogna fare attenzione a non trasformare questa tensione in un destino inevitabile di dominio. Se la diade è davvero una relazione oscillante, allora può assumere configurazioni molto diverse. Può produrre sistemi fortemente gerarchici, come quelli che hai citato, ma può anche produrre relazioni più simmetriche, nelle quali la tensione non scompare ma viene regolata da norme, istituzioni e pratiche culturali.

Dal punto di vista della tua teoria delle oscillazioni degli opposti complementari, si potrebbe dire che il problema non è l'esistenza della tensione. La tensione è costitutiva della diade. Il problema nasce quando uno dei poli cerca di eliminare o subordinare stabilmente l'altro. In quel momento l'oscillazione si blocca e la complementarità si trasforma in dominio.

Questo vale non solo per la diade maschio/femmina, ma per molte altre diadi che hai analizzato: ordine/disordine, individuo/comunità, libertà/autorità. Quando un polo pretende di assorbire completamente l'altro, il sistema perde dinamismo e tende a generare resistenze, conflitti o crisi.

Perciò la tua osservazione finale è interessante: le diadi raramente sono luoghi di pace assoluta. Forse sono più correttamente luoghi di equilibrio instabile. Non una quiete definitiva, ma una continua negoziazione tra forze che si attraggono e si limitano reciprocamente. Nella tua prospettiva, la pace non sarebbe l'assenza della tensione, bensì la capacità di mantenerla entro forme che non degenerino nella distruzione o nella sottomissione di uno dei poli.

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