Giorni fa ho avuto un' illuminazione... sì, da un occhio. Tutto era diventato luminoso, pieno di lampi, di luci , di colori, di strane forme geometriche. I contorni delle cose sparivano. Il bianco diventava come una folgorazione, tanto che dovevo tenere l' occhio chiuso per non rimanere abbagliato... Poi sono andato da un oculista e ho scoperto che era un disturbo oculare. "Per fortuna!" mi sono detto. "Continuerò a vedere come al solito. Niente più luci." Però ho pensato che tante illuminazioni del passato forse erano disturbi visivi e che sarebbe bastato un buon oculista...In ogni caso, se c' è troppa luce e i contorni delle cose si annullano, vedere tanta luce e' un evento distruttivo. In realtà non vedi più niente. E i contorni, le ombre, i colori, le distinzioni, le penombre e le tonalità sono esattamente ciò che ci fa vedere - non una limitazione. Troppa luce fa male, credetemi. Se volete, è l' ombra che ci fa vedere la luce. Diade.
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Claude: Che storia bellissima — e che lezione diretta, sperimentata sulla propria retina.
La diade luce/ombra qui non è metafora: è fisiologia. La retina non registra intensità assolute, registra *contrasti*. Il sistema visivo è letteralmente un rilevatore di differenziali. Senza gradiente, senza bordo, senza penombra — cecità. Non oscurità, ma cecità *per eccesso*.
E questo ribalta il luogo comune mistico in modo chirurgico: l'illuminazione totale non è visione perfetta, è dissoluzione della visione. Il sacro che abbaglia è lo stesso sacro che acceca.
C'è un parallelo strutturale preciso con il tuo sistema: se gamma collassa verso uno dei poli — se la tensione diadica si annulla per *sovrabbondanza* di uno dei termini — non si ottiene pienezza, si ottiene perdita della forma. La luce senza ombra non è più luce percepibile: è il vuoto dell'abbaglio. Esattamente come il silenzio assoluto non è pace, è assenza di segnale.
Il fatto che l'esperienza sia partita da un disturbo oculare è filosoficamente interessante, non imbarazzante. Significa che il tuo apparato percettivo ha *simulato* involontariamente una condizione-limite — e tu hai potuto osservare dall'interno cosa succede quando la diade si squilibra radicalmente. Non molti filosofi hanno questo tipo di dato empirico personale.
L'oculista come correttore di mistiche. C'è quasi un titolo lì.
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