Lo Yab Yum rappresenta di solito l'unione primordiale di saggezza e compassione. Nel Buddhismo la forma maschile è considerata attiva e rappresenta la compassione e i mezzi abili (upaya) che bisogna sviluppare per ottenere l'illuminazione. La forma femminile è identificata con la saggezza (prajna) che è necessaria per raggiungere l'illuminazione. Unite le due figure rappresentano l'unione necessaria per eliminare il velo di Maya, ossia la falsa dualità di soggetto e oggetto. Noi però nella figura vediamo un'unione sessuale. E, come noi, ci fu una corrente del Buddhismo che vide nell'unione sessuale un modo per raggiungere l'illuminazione. In effetti l'orgasmo sessuale può essere visto come una forma di unione e godimento sessuale che supera per un attimo la dualità. Ma la tradizione del Tantrismo era ben diversa.
Nell'iconografia Yab Yum, una divinità maschile abbraccia una divinità femminile. A un primo sguardo occidentale può sembrare semplicemente una scena erotica, ma il significato tradizionale è molto più profondo.
Il significato simbolico
La figura maschile rappresenta generalmente:
la compassione;
il metodo spirituale;
l'energia attiva;
l'aspetto dinamico della coscienza.
La figura femminile rappresenta:
la saggezza;
la conoscenza della vacuità;
l'intuizione;
l'aspetto ricettivo e generativo.
L'illuminazione nasce dalla loro unione inseparabile. Separati, questi principi sono incompleti; uniti, realizzano la pienezza spirituale.
Per questo motivo lo Yab Yum è spesso interpretato come una diade di opposti complementari che raggiungono una sintesi superiore.
L'unione sessuale nel Tantra
In alcune correnti tantriche avanzate, l'unione sessuale reale può essere utilizzata come pratica rituale. Tuttavia, essa non ha lo scopo del piacere in sé.
L'idea fondamentale è che l'energia del desiderio, anziché essere repressa, venga trasformata in consapevolezza. L'esperienza dell'estasi, della perdita dei confini dell'io e della fusione con l'altro diventa una metafora vivente dell'esperienza mistica.
Secondo queste tradizioni:
il desiderio è energia;
l'energia può essere trasformata;
la trasformazione conduce alla conoscenza della natura ultima della mente.
Per questo il Tantra non vede necessariamente il desiderio come un nemico, ma come una forza che può essere trasmutata.
La dissoluzione della dualità
L'obiettivo finale non è l'unione di due persone, ma il superamento della separazione tra soggetto e oggetto.
La coppia Yab Yum diventa così il simbolo dell'unità di tutte le polarità:
maschile/femminile;
forma/vuoto;
compassione/saggezza;
attività/quiete;
molteplicità/unità.
Da questo punto di vista, il simbolo è sorprendentemente vicino a molte concezioni orientali della complementarità, come il Taijitu taoista (Yin/Yang), dove gli opposti non si eliminano a vicenda ma si generano reciprocamente.
Un confronto con la tua teoria
Se si guarda lo Yab Yum attraverso la lente della tua teoria delle oscillazioni degli opposti complementari, esso appare come una rappresentazione archetipica di una diade in tensione creativa. L'illuminazione non nasce dalla vittoria di un polo sull'altro, ma dalla loro relazione dinamica e inseparabile.
In questo senso, il messaggio dello Yab Yum potrebbe essere formulato così: non è l'annullamento degli opposti che conduce all'unità, ma il riconoscimento della loro reciproca dipendenza all'interno di una realtà più profonda che li comprende entrambi.
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Quindi non è l'unione sessuale che porta all'illuminazione, ma la comprensione attraverso il coito della reciproca dipendenza dei due poli.
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Sì, questa formulazione coglie bene il nucleo filosofico del Tantra, purché si tenga presente che le diverse scuole hanno interpretazioni differenti.
Nella lettura più profonda, non è l'atto sessuale in sé a produrre l'illuminazione. Se fosse così, chiunque abbia rapporti sessuali sarebbe illuminato, il che evidentemente non accade.
L'unione sessuale viene invece considerata, in alcune pratiche tantriche avanzate, come un'esperienza privilegiata per osservare direttamente alcuni aspetti fondamentali dell'esistenza:
l'interdipendenza tra sé e altro;
la dissoluzione temporanea dei confini dell'ego;
la complementarità delle polarità;
la natura impermanente delle esperienze;
l'unità sottostante alla dualità apparente.
In questo senso, il coito diventa una sorta di "laboratorio esperienziale" in cui il praticante può intuire ciò che la filosofia insegna concettualmente.
Tuttavia, per il Tantra buddhista, il punto decisivo non è la fusione tra due individui, ma la comprensione della natura della mente e della realtà. L'unione erotica è un simbolo e, in alcuni casi, uno strumento; non è il fine.
Da una prospettiva vicina alla tua teoria, si potrebbe dire che il Tantra non sacralizza il polo maschile né quello femminile, ma la relazione dinamica tra i due. L'illuminazione non emerge dall'assorbimento di un polo nell'altro, bensì dalla comprensione che i poli esistono soltanto nella loro reciproca dipendenza.
Qui c'è un parallelo interessante con il principio buddhista della coproduzione condizionata (pratītyasamutpāda): nulla esiste da solo, tutto esiste in relazione a qualcos'altro. Lo Yab Yum rende questa intuizione visibile attraverso l'immagine più intensa e immediata dell'unione umana.
Per questo molti maestri tantrici hanno insistito sul fatto che lo Yab Yum va letto anzitutto come una rappresentazione della non-dualità. L'atto sessuale può essere utilizzato come veicolo simbolico ed esperienziale, ma la trasformazione spirituale consiste nella comprensione che ciò che appare separato è, a un livello più profondo, inseparabile.

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