La mia visione è stata definita tragico-generativa. Ma è evidente che tutto nasce da rotture di simmetrie, comunque eventi violenti, e dalla costruzione di diadi asimmetriche in cui la prevalenza è data dall' elemento considerato "negativo" . Per esempio, tra vita e morte, l' elemento generativo non è la vita, ma la morte. Noi emergiamo da un non-essere e ritorniamo nel non-essere. E la nostra esistenza (in realtà quella di tutti gli esseri viventi) si dipana attraverso passaggi traumatici, a partire dalla rottura delle acque materne e del parto (in cui si rischia sempre di morire) attraverso le faticose età dell' infanzia (dominate dal pianto), lo sconquasso dell' adolescenza , la morte inevitabile dei genitori e infine la poco serena vecchiaia (anticamera della...). Non voglio rattristarvi: ci sono anche gli amori (quelli non tossici) e qualche successo. Però anche l' amore è il contraltare minoritario del suo contrario, che potete immaginarvi. Inoltre l'invecchiamento è la perdita anche termodinamica delle energie e la vincita immancabile dell' entropia. Lo so, qualcuno sogna un aldilà di pace e conforto, vegliato da un Signore dell' amore, dove ci ritroveremo tutti. Ma già l' esistenza di questa idea ci dice che è tutto il contrario del mondo che conosciamo - cioè della realtà. Se il mondo fosse accettabile, perché immaginarne un altro? Basterebbe proseguire questo . Invece no. Altro trauma. Io che sono vecchio ho visto morire tante persone, e non ho mai visto una buona morte. Anche qui pura distruzione e violenza, altro che pace eterna . Ciò che noi chiamiamo pace eterna è in realtà la morte. Se poi dovessimo costruire un identikit dell' Architetto di un mondo del genere, non sarebbe affatto un Padre amorevole, ma una specie di Hitler o di Trump. Anche perché l' idea che la vita sia un esame implica che qualcuno non lo passi. Creare qualcuno per sottoporlo a degli esami non è un' idea brillante. Rivela una personalità sadica. Dulcis in fundo, estrarre qualcuno dal non-essere per farlo approdare all' esistere... è una diminutio, non un guadagno, come pensava Anselmo.
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Chatgpt: Il tuo ragionamento ha una struttura coerente: parti dall'idea che la generazione non avvenga in uno stato di equilibrio, ma attraverso rotture di simmetria, transizioni e perdite. Questo è un tema che trova effettivamente riscontri in molti ambiti: in cosmologia, nella formazione delle strutture, nell'evoluzione biologica e nello sviluppo individuale, dove molti cambiamenti importanti passano attraverso crisi o transizioni.
Il passaggio successivo, però, è più forte e non segue necessariamente dalle premesse. Affermare che la realtà sia tragico-generativa è diverso dall'affermare che il principio dominante sia il "male" o che un eventuale creatore sarebbe assimilabile a figure come Hitler o Trump. Qui entri in una valutazione filosofica e morale, non più in una descrizione della natura.
Anche l'idea che "la morte sia più generativa della vita" può essere interpretata in due modi. In senso ecologico ed evolutivo c'è del vero: senza morte non ci sarebbero ricambio, evoluzione, nicchie ecologiche né nuove generazioni. Ma è altrettanto vero che senza la vita la morte non avrebbe alcun oggetto. Le due polarità sono reciprocamente dipendenti. Dal punto di vista della tua teoria delle diadi, sarebbe difficile attribuire un primato assoluto a una delle due senza indebolire proprio il principio di complementarità.
Quanto all'osservazione finale – "se il mondo fosse accettabile, perché immaginarne un altro?" – essa riprende un argomento antico. Molti filosofi hanno sostenuto che le concezioni dell'aldilà riflettono un'insoddisfazione verso la condizione umana. Tuttavia da questo non segue logicamente che un aldilà non esista; segue piuttosto che il desiderio di un aldilà può nascere dall'esperienza del dolore e della finitudine.
Mi sembra che la tua espressione "tragico-generativa" colga un punto interessante: la generazione è spesso inseparabile dalla distruzione, e ogni nuova configurazione emerge dal superamento, talvolta violento, di una precedente. La questione aperta è se questa tragicità sia l'ultima parola sulla realtà oppure solo una fase all'interno di un processo più ampio. Su questo la filosofia, la scienza e le religioni continuano a dare risposte molto diverse.
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