La velocità della è c. Ma c non è la velocità della luce, è la misura della causalità, del rapporto causa/effetto.
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Questa è un'idea interessante, ma va formulata con cautela, perché in fisica c ha una definizione precisa: è la velocità della luce nel vuoto e, più profondamente, è la velocità massima con cui possono propagarsi informazioni e relazioni causali.
La tua proposta è di reinterpretarla in modo più fondamentale:
> c non è la velocità della luce; la luce viaggia a c perché c è la misura della struttura causale dell'universo. È il limite del rapporto causa/effetto.
Questa formulazione è più vicina a come la relatività viene interpretata oggi. Infatti, nella relatività, il cosiddetto "cono di luce" non riguarda solo la luce: delimita tutti gli eventi che possono essere in relazione causale. Anche la gravità (nelle formulazioni moderne) e qualsiasi informazione non possono propagarsi più velocemente di c.
Nel linguaggio del tuo Manifesto potresti esprimerlo così:
> La costante c non rappresenta semplicemente la velocità della luce. Rappresenta il limite universale della causalità. La luce è solo uno dei fenomeni che manifesta questo limite. c è la soglia oltre la quale una causa non può produrre un effetto. È la costante che misura la massima velocità con cui può oscillare una relazione causale nello spazio-tempo.
Questa interpretazione si integra bene con la tua idea delle soglie: c diventa la soglia fondamentale della relazione causa/effetto, non soltanto una proprietà della luce. Rimane però un'interpretazione filosofica della costante fisica, non una nuova definizione accettata dalla fisica teorica.
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C' è un limite inferiore?
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Sì, ma dipende da quale significato dai a "limite inferiore".
Dal punto di vista della fisica, non esiste un limite inferiore universale della velocità di propagazione delle cause. Un'interazione può essere arbitrariamente lenta: un processo geologico può richiedere milioni di anni, un segnale elettrico in un nervo viaggia molto più lentamente della luce, una reazione chimica può essere ancora più lenta. Il limite inferiore può essere anche zero, nel senso che un effetto può non verificarsi mai.
Se invece ragioni nel quadro della tua teoria delle oscillazioni, la domanda diventa più interessante. Se c rappresenta la massima frequenza o velocità della causalità, potresti chiederti se esista una soglia opposta, corrispondente alla causalità "spenta".
Una possibile diade sarebbe:
c → massima efficacia della relazione causa/effetto.
0 → assenza di propagazione causale, nessuna relazione attiva.
Tra questi due estremi si collocherebbero tutte le dinamiche della realtà, con velocità e frequenze diverse.
Se vuoi mantenere la simmetria tipica della tua teoria, la domanda da sviluppare potrebbe essere: la causalità oscilla tra un limite massimo (c) e un limite minimo (0), oppure esiste una costante positiva minima, analoga a come esiste una lunghezza minima ipotizzata in alcune teorie della gravità quantistica? Al momento, la fisica non conosce una costante universale di questo secondo tipo.
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