In Grecia, la capacità di mantenere l'equilibrio interiore veniva espressa con diversi termini, a seconda della scuola filosofica:
- ἀταραξία (ataraxía): imperturbabilità, serenità dell'animo. È il termine più famoso, soprattutto presso , gli scettici e gli epicurei, ma anche alcuni stoici ne condivisero in parte l'ideale.
- ἀπάθεια (apátheia): assenza delle passioni disordinate. Per gli stoici era la condizione del saggio, che non viene travolto dalle emozioni distruttive ma resta guidato dalla ragione.
- εὐστάθεια (eustátheia): stabilità, equilibrio interiore. È un termine meno noto ma molto vicino al significato letterale di "equilibrio dell'animo" e compare nella riflessione stoica come stabilità delle buone disposizioni.
Se intendiamo l'ideale tipicamente stoico, il termine più corretto è ἀπάθεια (apatheia): non significa insensibilità, ma libertà dalle passioni irrazionali, mantenendo una calma e un equilibrio fondati sulla ragione. Se invece ci riferiamo più in generale alla serenità dell'animo, ἀταραξία (ataraxia) è il termine greco più celebre.
L'atarassia (ἀταραξία) è uno dei concetti centrali dell'etica greca. Il termine significa letteralmente "assenza di turbamento", cioè una condizione di serenità, equilibrio e imperturbabilità dell'animo. Non indica indifferenza o passività, ma la capacità di non essere travolti dalle passioni, dalla paura e dagli eventi esterni.
Le principali scuole che ne fecero un ideale furono gli Epicuro, gli Pirrone e gli scettici. Gli stoici, invece, preferivano parlare soprattutto di apatheia, cioè libertà dalle passioni disordinate, anche se l'obiettivo finale era simile: la pace interiore.
Tra le citazioni più note:
> «Non è possibile vivere piacevolmente senza vivere con saggezza, onestà e giustizia; né vivere con saggezza, onestà e giustizia senza vivere piacevolmente.»
— Epicuro, Lettera a Meneceo
Per Epicuro, l'atarassia nasce dalla liberazione dalle paure fondamentali: degli dèi, della morte e del dolore.
Un'altra celebre affermazione è:
> «Abituati a pensare che la morte non è nulla per noi.»
— Epicuro, Lettera a Meneceo
Eliminando la paura della morte, l'anima raggiunge la tranquillità.
Per gli scettici, Sesto Empirico scrive:
> «L'atarassia segue alla sospensione del giudizio come l'ombra segue il corpo.»
— Schizzi pirroniani
Qui l'idea è che, smettendo di pretendere certezze assolute sulle cose, l'uomo si libera dall'angoscia e conquista la serenità.
Infine, pur non usando spesso il termine "atarassia", lo stoico Epitteto esprime un ideale molto vicino:
> «Non sono le cose a turbare gli uomini, ma i giudizi che essi formulano sulle cose.»
— Manuale (Enchiridion), 5
Questa frase è diventata una delle massime più celebri della filosofia antica: il turbamento non deriva dagli eventi in sé, ma dal modo in cui li interpretiamo.
In sintesi, per i Greci l'atarassia era una delle più alte forme di virtù pratica: non consisteva nel fuggire il mondo, ma nel coltivare una stabilità interiore che permettesse di affrontare fortuna e sventura .
Questi concetti si sono persi nella nostra cultura, soprattutto dopo l' avvento del cristianesimo che ha sostituito alla saggezza (equilibrio interiore) la santità (squilibrio). E infatti lo squilibrio regna sovrano. Viviamo in società di squilibrati, comandati da squilibrati. E viviamo esistenze dominate da frenesia e da volontà di accumulo e di potenza . Siamo agli antipodi degli ideali greci (e orientali). Ma, siccome il mondo è unitario e un tutt' uno, e deve basarsi su equilibrio e limiti, lo squilibrio fisico e/o mentale porta alla fine al disastro sicuro.
Gli attacchi all' equilibrio sono costanti: la soglia si sposta continuamente. E le antiche virtù dei greci sono fondamentali oggi come ieri. Sono virtù per riequilibrare, cioè sistemi per vivere e sopravvivere, non filosofia teorica.
Nella mia teoria degli opposti complementari sono il peso riequilibrante delle inevitabili oscillazioni tra gli estremi.
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