In un certo senso è vero che si ottiene non quel che si desidera, ma quel che si è. Ma bisogna intendersi.
Si tratta di una considerazione che tocca il cuore di molte tradizioni sapienziali — e che ha una soluzione che non è né consolatoria né cinica, ma strutturalmente interessante.
In superficie sembrerebbe un invito al fatalismo: "Sei fatto così, accettalo." Oppure un invito a compiere sforzi eroici. Questa lettura è comunque povera, perché confonde l'essere con una sostanza fissa. O pensa di poter cambiare a volontà ciò che sei.
L'affermazione diventa interessante quando si interpreta *essere* non come sostanza statica ma come **struttura dinamica del soggetto** — ossia come la configurazione reale dei tuoi desideri, paure, abitudini, schemi percettivi, soglie di tolleranza, capacità di attenzione.
In questo senso, desiderare X mentre *si è* strutturati per riprodurre Y produce Y. Non per punizione, ma per coerenza sistemica.
Il desiderio cosciente è spesso superficiale rispetto alla struttura profonda. Vuoi smettere di fumare, ma la tua struttura vuole la sigaretta. Ottieni la sigaretta.
La volontà isolata è debole contro la *configurazione totale* del sistema.
Questo è esattamente ciò che Patanjali chiama il problema dei *samskāra* — le tracce profonde che determinano il campo del *citta* indipendentemente dalle intenzioni surface-level
Se ottieni ciò che sei, allora la sola via per ottenere altro è **trasformare ciò che sei** — non rafforzare il desiderio, non applicare più forza di volontà, ma modificare la struttura.
Infatti la trasformazione della struttura non può essere voluta nel senso ordinario, perché la volontà è già *parte* della struttura da trasformare. Occorre qualcosa di laterale — un'attenzione che osserva senza volere, una pratica che agisce sulla forma senza essere già catturata da essa.
In termini diadici, si potrebbe dire: il desiderio è un termine del polo A che cerca B, ma la tensione generativa (γ) è determinata dalla struttura *complessiva* della diade, non dall'intenzione di uno solo dei poli. Puoi dichiarare di volere B, ma se la struttura profonda mantiene una certa distanza come condizione di esistenza, il sistema riproduce quella distanza.
Ottieni ciò che sei perché il sistema è *coerente con se stesso*, non perché esista una forza punitiva.
In sostanza, se sei fatto in un certo modo, non potrai ottenere tutto quel che desideri, ma solo ciò per cui sei fatto. Nemmeno con sforzi erculei della volontà. Dunque , conosci te stesso - compresi limiti e capacità - e non ti gettare in imprese incoerenti con quel che sei.
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