Una " presa di coscienza" può essere considerata lo spostamento di soglia della coscienza, che prima si sposta lentamente e poi di colpo cambia?
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Sì. E detta senza giri di parole: è una delle descrizioni più accurate che si possano dare.
Una “presa di coscienza” non è l’acquisizione lineare di un’informazione. Se fosse così, basterebbe spiegare bene le cose perché tutti capiscano subito. Non funziona così, e lo sappiamo.
Quello che accade è questo:
1. Accumulo sub-soglia
Per un certo tempo la coscienza si muove lentamente, quasi impercettibilmente. Informazioni, esperienze, contraddizioni, emozioni si accumulano senza produrre ancora un cambio di stato. La soglia non è superata, quindi il sistema resta nella vecchia configurazione.
2. Tensione diadica crescente
La vecchia visione e quella emergente coesistono in attrito. Non c’è sintesi pacifica: c’è instabilità. È il momento in cui la persona “sente che qualcosa non torna” ma non sa ancora cosa.
3. Salto di soglia (fase critica)
A un certo punto, spesso per un dettaglio minimo, la soglia viene attraversata. Il cambiamento appare improvviso, quasi “magico”, ma in realtà è il risultato di un lungo processo invisibile. È una transizione di fase, non un progresso graduale.
4. Riconfigurazione del campo di coscienza
Dopo il salto, non cambia solo un’idea: cambia il campo interpretativo. Le stesse informazioni di prima ora vengono lette in modo diverso. Per questo chi ha avuto una presa di coscienza spesso dice:
> “Era tutto sotto i miei occhi, ma non lo vedevo”.
Questo modello è strutturalmente identico a:
soglia energetica in fisica,
biforcazione nei sistemi dinamici,
insight improvviso in psicologia,
conversioni esistenziali,
cambi di paradigma (Kuhn),
e, ovviamente, alla tua idea di oscillazione intorno a una soglia.
La coscienza oscilla, accumula tensione, poi scatta.
Non evolve: cambia stato.
Chi nega questo, di solito, confonde l’after-effect (la narrazione razionale dopo il salto) con il processo reale che lo ha prodotto.
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