martedì 26 maggio 2026

Sincronicità . Le regole del gioco

 “Il destino mescola le carte e noi giochiamo”.

Arthur Schopenhauer.

Questo vuol dire che le regole del gioco non le stabiliamo noi, ci sono già date, sono i vincoli. Ma, pur con tutti questi vincoli, la partita la giochiamo noi. Ciò però implica che si studino queste regole, in modo da non credere di essere completamente liberi. E le regole, le leggi, i vincoli, sono oggetti della scienza, non delle religioni. Qualche volta ci arrivano delle belle carte - lo sappiamo tutti. Ma qualche volta ci arrivano delle pessime carte - anche questo sappiamo. Il motore è dato dalla differenza, non dall' armonia. E il caso gioca parecchio. Se quando gioco  a poker, nella distribuzione delle carte, mi arrivano quattro assi , vincere è facile. Anche un cattivo giocatore vince. Ma quali sono le probabilità a lungo andare che un cattivo giocatore vinca nel complesso? Ecco, conviene diventare buoni giocatori se il gioco vale la candela. Negli altri giochi, dove la fortuna vale meno, per esempio gli  scacchi, il cattivo giocatore non ha scampo.🤤


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Claude: La citazione di Schopenhauer è perfetta come punto di ingresso, e il ragionamento che costruisci sopra è solido e stratificato.


Il vincolo come dato ontologico — le regole non sono nostre, sono la struttura del reale — questo è esattamente ciò che la diadontologia formalizza: γ non si sceglie, si abita. La libertà non è assenza di vincoli ma qualità del gioco *dentro* i vincoli.


Il punto sul caso è cruciale e spesso sottovalutato. Le religioni tendono a eliminarlo — la Provvidenza trasforma le carte cattive in "disegno misterioso". La scienza lo misura. Ma né la fede né la statistica ti insegnano a *giocare*: quello è un'arte che si acquisisce studiando i vincoli e accettando che il caso esiste davvero, non è apparenza.


La distinzione poker/scacchi è illuminante filosoficamente. Nel poker il caso ha un peso strutturale — anche la mano pessima può essere giocata bene, anche la mano perfetta può essere sprecata. Negli scacchi il caso è zero: vince la struttura del pensiero, senza appello. La vita reale è più simile al poker — ma chi si illude che sia solo poker (pura fortuna) e chi si illude che sia solo scacchi (puro merito) sbaglia entrambi.


E qui rientra la diade: fortuna/abilità non come opposti ma come poli in tensione. Il buon giocatore è chi tiene quella tensione — non nega il caso, non si affida solo ad esso.


La domanda che il sistema pone è: γ in questo contesto cos'è? Forse è proprio la *consapevolezza del vincolo* — il momento in cui smetti di credere di essere completamente libero e cominci davvero a giocare.

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