giovedì 5 febbraio 2026

Matematica e diadi

La matematica è valida in quanto misura strutture di relazione, non cose concrete. Dunque, dovrebbe essere applicabile anche alle mie diadi, che sono strutture di relazione. Il problema è che le mie diadi si applicano non solo alle relazioni della fisica, ma anche  a quelle delle altre scienze e a quelle della mente stessa che misura. Chi misurerà il misuratore?

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Chatgpt: Esatto: la matematica non “afferra cose”, ma invarianti di relazione. Funziona perché la realtà, quando la guardi bene, non è un inventario di oggetti ma una rete di vincoli, simmetrie, proporzioni, dipendenze.

E quindi sì: in linea di principio la matematica è applicabile alle tue diadi, perché una diade è proprio una struttura relazionale (tensione, reciprocità, transizione, soglia).

Il problema che poni però è quello vero, e non si risolve con una frase elegante: se le diadi descrivono anche la mente che descrive, allora il sistema diventa riflessivo. La matematica misura la realtà, ma la mente misura la matematica, e la tua teoria pretende di descrivere anche questo circuito.

“Chi misurerà il misuratore?” è la domanda che distrugge ogni pretesa di fondamento assoluto.

E la risposta, detta senza poesia, è questa:

nessuno lo misurerà da fuori. Perché non esiste un “fuori”.

Non esiste un punto di Archimede neutrale da cui guardare tutto senza essere coinvolti. Ogni misura è già dentro un sistema di misura. Ogni osservatore è già un evento dell’universo, non un giudice esterno.

Quindi non c’è una soluzione definitiva, ma c’è una soluzione operativa:

Il misuratore si misura solo tramite auto-consistenza, circolarità controllata e convergenza di livelli.

Cioè:

  • la mente produce modelli (matematica),

  • i modelli producono previsioni,

  • le previsioni modificano la mente e l’esperienza,

  • e il sistema si stabilizza se le oscillazioni non collassano nel caos.

In altre parole: il misuratore non viene “fondato”, viene regolato.

E questo, guarda caso, è già diadico:
misura / auto-misura,
osservazione / riflessione,
modello / correzione,
ordine / instabilità.

Quindi la tua teoria non deve cercare un fondamento assoluto (sarebbe una contraddizione interna): deve mostrare che anche il fondamento è una soglia oscillante.

La verità dura è questa:
non esiste un metalinguaggio ultimo.
Esistono solo livelli che si rincorrono e si stabilizzano a vicenda.

E se vuoi dirla nel linguaggio del Manifesto:

il misuratore è misurato dall’oscillazione stessa.

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Ma in pratica?

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In pratica: lo misuri con esperimenti e metriche, non con metafisica.

Se dici che le diadi sono strutture reali (non poesia), allora devi farle diventare variabili osservabili. Ecco come.

1) Definisci una diade come asse misurabile

Esempio: Ordine/Disordine.
Devi dire: cosa conta come ordine? cosa conta come disordine?
Poi costruisci un indice numerico (anche rozzo) tipo:

  • compressibilità dei dati

  • entropia

  • regolarità statistica

  • ripetizione vs variazione

Se non puoi costruire un indice, la diade resta suggestione.

2) Misuri l’oscillazione, non i poli

Il cuore non è A o B. È il movimento tra A e B.

Quindi devi misurare:

  • frequenza di passaggio (quante volte una mente cambia interpretazione)

  • ampiezza (quanto si sposta verso un polo)

  • inerzia (quanto resiste prima di cambiare)

  • soglia di commutazione (quando scatta il cambio)

Questo è già un linguaggio quasi fisico.

3) Test cognitivi sul “misuratore”

Vuoi misurare la mente che misura?

Allora fai esperimenti tipo:

  • immagini ambigue (anatra/coniglio)

  • frasi ambigue

  • dilemmi morali

  • switching percettivo

  • attenzione selettiva (Gorilla experiment)

E misuri tempi, errori, oscillazioni, bias.

La mente diventa oggetto empirico.

4) Misura la coerenza tra livelli

Se la tua teoria è vera, allora lo stesso pattern diadico deve comparire in:

  • fisica (onda/particella)

  • biologia (omeostasi/stress)

  • psicologia (impulso/controllo)

  • sociologia (ordine/rivolta)

In pratica: fai una tabella di corrispondenze e vedi se le dinamiche sono formalizzabili con la stessa struttura matematica (feedback, oscillatore, soglia, isteresi).

Se non regge, è analogia, non teoria.

5) Il misuratore si misura con il fallimento controllato

Questo è il punto più duro.

Il misuratore non si misura “dimostrando di avere ragione”.
Si misura cercando dove sbaglia.

Quindi devi chiederti:

  • dove le diadi non funzionano?

  • dove non c’è oscillazione ma collasso?

  • dove c’è solo rumore?

  • dove ci sono più di due poli?

Se la teoria sopravvive ai casi ostili, allora è forte.


Questa è la pratica: trasformare le diadi in parametri, trasformare la soglia in una funzione, trasformare l’oscillazione in dati.

Altrimenti rimane filosofia brillante ma non misurabile.

Se vuoi, possiamo prendere UNA diade (tipo senso/non-senso o ordine/disordine) e costruire subito un protocollo sperimentale completo con indici numerici.

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Prendi ordine/disordine.

**

Ok. Ordine/Disordine è perfetta perché è una diade già misurabile in modo brutale, senza fuffa.

Definizione operativa (senza poesia)

  • Ordine = struttura compressibile, prevedibile, regolare, con vincoli forti.

  • Disordine = struttura poco compressibile, imprevedibile, con vincoli deboli.

Quindi la domanda non è “cos’è ordine”, ma:

quanto costa descrivere questa cosa?

Se costa poco → ordine.
Se costa tanto → disordine.

Questa è già matematica.


1) Indice pratico: compressibilità (il più concreto)

Prendi una sequenza (testo, numeri, immagine, musica).
La comprimi con un algoritmo (zip).

  • se si comprime molto → ordine

  • se si comprime poco → disordine

Formula grezza:

[
O = 1 - \frac{L_{compresso}}{L_{originale}}
]

Dove:

  • O vicino a 1 = ordine alto

  • O vicino a 0 = disordine alto

È una misura semplice, sporca, ma reale.


2) Indice pratico: entropia di Shannon

Se hai simboli (0/1, lettere, note musicali):

[
H = -\sum p_i \log p_i
]

  • entropia bassa → ordine (ripetizione, dominanza di pochi simboli)

  • entropia alta → disordine (tutti i simboli equiprobabili)


3) La cosa importante: l’oscillazione tra ordine e disordine

Tu non vuoi classificare oggetti. Vuoi misurare la dinamica.

Allora prendi un sistema nel tempo (un discorso, un comportamento, una società, un cervello, un mercato) e misuri:

  • (O(t)) = ordine al tempo t

  • (H(t)) = entropia al tempo t

Poi guardi se c’è:

  • stabilità

  • ciclicità

  • crisi improvvise

  • soglie


Protocollo sperimentale “mente come oscillatore ordine/disordine”

Qui il misuratore (la mente) diventa misurabile.

Esperimento A: generazione controllata

Dai al soggetto un compito:

Fase 1 (Ordine): “Scrivi una sequenza di 200 caratteri usando solo AB con una regola fissa (es: ABABAB…).”
Fase 2 (Disordine): “Scrivi una sequenza casuale di 200 caratteri usando AB.”

Poi misuri:

  • compressione

  • entropia

  • errori

Risultato atteso: la mente non riesce a produrre vero disordine, tende a introdurre pattern.

Questa è una firma cognitiva potentissima.

Esperimento B: percezione

Mostri immagini con diversi livelli di rumore/struttura e chiedi:

  • “Trovi una forma?”

  • tempo di riconoscimento

  • sicurezza soggettiva

La mente tende a imporre ordine anche dove non c’è.


La tua “soglia” diventa misurabile

La soglia ordine/disordine è il punto in cui la mente smette di riconoscere pattern.

Quindi puoi definire:

Soglia percettiva = livello di rumore oltre il quale il riconoscimento crolla.

E questa soglia è un numero.


Punto filosofico duro (ma utile)

Ordine/disordine non sono opposti assoluti.
Perché:

  • ordine totale = morte (cristallo perfetto, ripetizione infinita)

  • disordine totale = morte (rumore puro, nessuna forma)

La vita, la mente, la cultura stanno in mezzo:
in una fascia di instabilità regolata.

Quindi la tua teoria qui è forte:
il reale non sta nei poli, sta nella zona oscillante.


Cosa puoi dire nel Manifesto (in modo tecnico, non mistico)

  1. Ordine e disordine sono misurabili con entropia e compressibilità.

  2. Il vivente e il pensiero non eliminano il disordine: lo trasformano in struttura.

  3. La soglia è il punto critico dove un sistema passa da pattern leggibile a rumore.

  4. L’oscillazione è la firma del reale: stabilità temporanea + crisi + riorganizzazione.


Se vuoi fare un salto di qualità: possiamo scrivere la sezione del Manifesto su Ordine/Disordine con formule minime, esempi (cristallo, gas, cervello, linguaggio), e la tua idea di soglia come regolatore dell’oscillazione.

**

Fai un esempio con senso/non senso.

**

Ok, **senso/non-senso** è ancora più interessante perché qui il “misuratore” (la mente) è dentro il fenomeno.


### Definizione operativa


* **Senso** = informazione che si lascia integrare in un modello interno (produce previsione, coerenza, continuità).

* **Non-senso** = informazione che non si integra (rompe la previsione, resta rumore).


Tradotto brutalmente:


> ha senso ciò che *riduce incertezza* nel cervello.

> non ha senso ciò che *non riduce nulla*.


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## Esempio pratico (semplice e misurabile)


### Test: frase quasi sensata


Ti do 4 frasi:


1. **“Il gatto dorme sul divano.”**

2. **“Il gatto divora il divano.”**

3. **“Il divano dorme sul gatto.”**

4. **“Divano gatto sul dorme il.”**


Ora cosa succede nella mente?


* (1) è senso pieno: tutto si incastra.

* (2) è senso parziale: strano ma ancora interpretabile (metafora, assurdo, immagine).

* (3) è quasi non-senso: si può forzare ma richiede salto immaginativo.

* (4) è non-senso grammaticale: collassa la struttura.


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## Come lo misuri (senza filosofia)


### Misura 1: tempo di comprensione


Chiedi: “premi un tasto quando capisci”.


* frase (1): tempo minimo

* frase (2): più lungo

* frase (3): ancora più lungo

* frase (4): spesso infinito o risposta casuale


Questo già produce una curva.


### Misura 2: sicurezza soggettiva


Dai un punteggio 0-10:


* “quanto sei sicuro di aver capito?”


### Misura 3: capacità di parafrasi


Chiedi: “riscrivila con parole tue”.


Se riesce a parafrasare, è senso.

Se non riesce, è non-senso.


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# Dove sta la tua diade?


Nel fatto che **senso e non-senso non sono due stati separati**, ma una scala continua con soglia.


E soprattutto: la mente oscilla.


Perché la frase (2) e (3) fanno questo:


* iniziale rifiuto (“non ha senso”)

* tentativo di ricostruzione (“forse è metafora”)

* ristrutturazione (“ok, può voler dire…”)


Questo è esattamente il tuo concetto: **tensione + riorganizzazione**.


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## La soglia senso/non-senso è calcolabile


La soglia è il punto in cui:


* il tempo di interpretazione esplode

* la parafrasi fallisce

* la sicurezza crolla


In pratica:


> quando il cervello non riesce più a comprimere l’informazione in una struttura.


Quindi “senso” = compressione riuscita.

“non-senso” = compressione fallita.


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# Esempio ancora più potente: frase di Chomsky


**“Colorless green ideas sleep furiously.”**

(“Idee verdi incolori dormono furiosamente.”)


È grammaticalmente corretta ma semanticamente assurda.


E qui vedi la diade in azione:


* struttura sintattica → ordine

* significato → collasso


La mente allora oscilla:

prima dice “è corretto”, poi dice “non significa nulla”, poi cerca metafore.


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## Formula-manifesto (dura, chiara)


Il senso non è una proprietà del mondo.

È una **funzione di accoppiamento** tra informazione e mente.


Quindi:


* più il messaggio è compatibile con i modelli interni → senso

* più è incompatibile → non-senso


E quando è a metà, nasce l’oscillazione creativa: poesia, arte, intuizione.


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Se vuoi, questa diade senso/non-senso può diventare uno dei capitoli più forti del Manifesto perché dimostra che **la verità non è un blocco**, ma una dinamica di interpretazione che si stabilizza solo temporaneamente.

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Dimostra che **la verità non è un blocco**, ma una dinamica di interpretazione che si stabilizza solo temporaneamente.

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La verità non è un blocco perché, se lo fosse, **non avrebbe bisogno di essere interpretata**. Sarebbe immediata, identica per tutti, invariabile, come una pietra. Invece ogni verità umana (e spesso anche scientifica) esiste solo come *esito di un processo*: confronto, selezione, correzione, riformulazione. Non è una cosa: è una stabilizzazione.


### 1) La prova più semplice: la verità cambia senza che il mondo cambi


Prendi una frase banale:


**“Domani pioverà.”**


Oggi è incerta.

Domani sarà vera o falsa.


Ma il contenuto non è cambiato: è cambiata la *relazione* tra enunciato e mondo.

Quindi la verità non è una proprietà interna della frase: è una funzione temporale, dipende dal contesto e dall’accesso ai dati.


Se fosse un blocco, sarebbe già “vera” o “falsa” in modo assoluto e accessibile. Invece lo diventa.


### 2) La verità è un equilibrio tra ordine e rumore


Quando interpreti qualcosa, la mente fa una cosa precisa: cerca un modello che riduca il caos.


* Se riesce, nasce il senso.

* Se fallisce, nasce il non-senso.

* Se riesce parzialmente, nasce l’oscillazione.


La verità, nella pratica, è il punto in cui l’interpretazione **si chiude abbastanza** da permettere azione e comunicazione. Non è l’Assoluto: è un compromesso stabile.


### 3) Ogni verità è una risposta provvisoria a una domanda provvisoria


Una frase è vera solo rispetto a una domanda implicita.


**“L’acqua bolle a 100°C.”**

Vero? Sì… ma a pressione atmosferica standard.


Cambi la pressione e la verità cambia.

Non perché la realtà “mente”, ma perché l’enunciato era un taglio locale dentro una realtà più complessa.


Quindi la verità è una **sezione**, non un monolite.


### 4) La scienza stessa funziona per verità temporanee


Newton non è “falso”.

È vero entro certe soglie: velocità basse, masse normali, campi gravitazionali moderati.


Einstein non cancella Newton: lo ingloba come caso limite.


Questo è devastante per l’idea di verità-blocco: significa che la verità scientifica è una **forma di stabilità locale**, valida finché non cambiano scala e condizioni.


La verità è quindi una *regione di validità*, non un dogma.


### 5) Se la verità fosse un blocco, non esisterebbero crisi di senso


E invece esistono. Ogni crisi personale, politica, culturale è questo:


* ciò che era vero non regge più

* il modello si spezza

* la mente oscilla

* poi riorganizza un nuovo ordine


Quindi la verità è simile a una **forma emergente**: si consolida, dura, poi collassa, poi si riforma.


### 6) La verità è una soglia: quando la tensione si stabilizza


Questa è la tua formulazione più potente:


> la verità è una soglia di equilibrio tra interpretazioni concorrenti.


Non è “ciò che è”.

È ciò che resiste abbastanza alla confutazione e al caos da diventare condivisibile.


Ma resiste solo finché:


* non arrivano nuovi dati

* non cambia il contesto

* non cambia l’osservatore

* non cambia il linguaggio


Quindi è stabile, sì, ma **non eterna**.


### Conclusione netta


La verità non è un blocco perché non è un oggetto.

È un *processo di stabilizzazione* tra mondo, linguaggio e mente.


È una tregua tra senso e non-senso.

Una forma temporanea di ordine dentro l’oscillazione.


E appena la realtà cambia livello, la tregua finisce.

*"

Pensa a un esperimento con la diade incarnata inspirazione/espirazione.

**

Ok. Inspirazione/espirazione è una diade perfetta perché è fisica, misurabile, ritmica, ma anche psichica (ansia, calma, attenzione). Qui puoi dimostrare in modo quasi “scientifico” la tua idea: l’opposto non è nemico, è fase complementare.


Esperimento: “La soglia respiratoria del senso”


Obiettivo: mostrare che la mente oscilla tra apertura (inspirazione) e rilascio (espirazione) e che questa oscillazione cambia la percezione del significato.



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Protocollo pratico


Materiali


cronometro


foglio con 30 frasi (10 sensate, 10 ambigue, 10 nonsense)


un telefono per registrare battito (opzionale)


un soggetto (anche tu stesso)




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Fase 1: baseline neutra


Leggi le 30 frasi normalmente, senza controllare il respiro.


Per ogni frase segni:


tempo di risposta (quanto ci metti a dire “senso / non-senso”)


sicurezza 0-10


interpretazione (se c’è)



Questo è il tuo livello “standard”.



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Fase 2: condizione inspiratoria (apertura)


Ora fai respirazione guidata:


inspira 4 secondi


trattieni 2


espira 2



Quindi fase dominante = inspirazione (carica, tensione, intake).


Durante questa respirazione, rileggi altre 30 frasi equivalenti.


Misuri gli stessi parametri.


Ipotesi forte:

in inspirazione aumenterà la tendenza a “cercare significato”, anche dove non c’è.

Quindi:


più interpretazioni forzate


maggiore “illusione di senso”


maggiore attivazione cognitiva




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Fase 3: condizione espiratoria (rilascio)


Respirazione opposta:


inspira 2


espira 6



Dominanza espiratoria: scarico, rilassamento, distensione.


Rileggi 30 frasi nuove.


Ipotesi:

in espirazione la mente diventa più selettiva e meno ansiosa di trovare senso. Quindi:


meno interpretazioni inventate


più “accetto che non significa nulla”


risposte più rapide su nonsense




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Variabile chiave: la soglia di commutazione


Qui arriva la tua teoria.


Non è “respirare bene”. È vedere se esiste una soglia oltre la quale cambia il regime interpretativo.


Quindi puoi aumentare la manipolazione:


Fase 4: iperventilazione leggera (30-60 sec)


Risultato tipico: tensione, allerta, quasi panico.


Ipotesi brutale: la mente entra in modalità “predatoria” e vede pattern ovunque. Aumenta la paranoia interpretativa: tutto sembra significativo.


Fase 5: apnea breve dopo espirazione (10-20 sec)


Questo è un vuoto, una sospensione.


Ipotesi: crollo della produzione di senso, mente più “spenta” o più contemplativa.



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Misure oggettive possibili (se vuoi fare sul serio)


frequenza cardiaca


variabilità cardiaca (HRV, app)


numero di parole usate per spiegare le frasi


quantità di metafore prodotte




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Risultato atteso (se la tua teoria è corretta)


Il senso non è “nel testo”. È un prodotto oscillante tra:


intake (inspirazione = accumulo, tensione, ricerca, patterning)


output (espirazione = rilascio, selezione, distacco)



Quindi la respirazione diventa un regolatore somatico del significato.



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La conclusione teorica (perfetta per il Manifesto)


L’atto respiratorio dimostra che la mente non è separata dal corpo:

la produzione di senso è un fenomeno fisiologico oscillante.


Inspirazione = fase di espansione del possibile (più senso potenziale).

Espirazione = fase di contrazione e pulizia (meno senso, più verità selettiva).


La verità emerge come equilibrio respiratorio tra:


eccesso di senso (delirio interpretativo)


carenza di senso (apatia, vuoto)




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Se vuoi, posso anche scrivere la sezione “Inspirazione/Espirazione: la diade incarnata del significato” in stile manifesto, con tono filosofico ma con struttura sperimentale dentro.

*"

Scrivi la sezione.

*"

Inspirazione / Espirazione: la diade incarnata del significato


Tra tutte le diadi osservabili, inspirazione ed espirazione sono forse la più evidente e la più inaggirabile. Non è un’idea, non è una metafora: è un fatto biologico. L’essere vivente esiste solo oscillando tra due movimenti contrari e complementari. Inspirare significa prendere, caricare, tendere. Espirare significa rilasciare, scaricare, distendere. La vita non sceglie uno dei due poli: vive nella loro alternanza.


Questa diade mostra con brutalità ciò che la filosofia ha spesso nascosto dietro concetti astratti: la coscienza non è separata dal ritmo del corpo. Il pensiero non fluttua in un cielo puro; è un evento incarnato, legato a cicli di tensione e distensione. La mente stessa respira.


L’inspirazione è una fase di apertura e accumulo. È l’ingresso del mondo nell’organismo. A livello fisiologico è espansione toracica, aumento di pressione interna, attivazione. A livello psichico è l’atto di raccogliere stimoli, di aumentare la vigilanza, di cercare connessioni. Non è casuale che negli stati di ansia e di eccitazione la respirazione diventi rapida e dominata dall’inspirazione: il sistema si prepara a captare, a trattenere, a controllare. L’inspirazione è il polo del “di più”: più informazioni, più possibilità, più significati potenziali.


L’espirazione è la fase opposta: non accumula, ma libera. Non trattiene, ma lascia andare. È la discesa della tensione, la restituzione del superfluo. È il gesto fisiologico della resa e della regolazione. A livello psichico corrisponde a un abbassamento dell’allerta, a un rallentamento dell’urgenza interpretativa. Dove l’inspirazione tende a vedere ovunque un segnale, l’espirazione riduce, seleziona, spegne l’eccesso. Per questo nelle pratiche meditative e nel controllo emotivo la chiave non è “inspirare di più”, ma espirare più lentamente: perché l’espirazione è il polo della pacificazione, della pulizia, della sottrazione.


Questa oscillazione non riguarda solo l’ossigeno: riguarda il senso. La mente, infatti, non interpreta allo stesso modo in ogni fase del ciclo respiratorio. In una condizione inspiratoria dominante, la coscienza tende a espandere il campo delle associazioni: produce più immagini, più ipotesi, più collegamenti. Il mondo appare più denso, più carico di significati, talvolta persino eccessivo. È una modalità creativa, ma anche rischiosa: quando la tensione cresce troppo, il significato trabocca e diventa ossessione, paranoia, delirio interpretativo. Tutto sembra avere un messaggio. Tutto sembra un segno.


In una condizione espiratoria dominante, invece, la coscienza tende a contrarsi in modo funzionale: diventa più essenziale, più selettiva. Il rumore si riduce. Il superfluo cade. Il pensiero perde proliferazione e guadagna chiarezza. In questa fase la mente accetta più facilmente il non-senso, tollera l’ambiguità, non ha bisogno di saturare ogni vuoto con un’interpretazione. È una modalità di equilibrio e discernimento. Ma se spinta all’estremo può diventare aridità: il mondo appare vuoto, privo di attrattiva, impoverito.


Da questo punto di vista, il senso non è un dato assoluto, ma una funzione oscillante regolata anche dal corpo. Non esiste un significato fisso che attende di essere scoperto: esiste un campo di possibilità che viene modulato dal grado di tensione interna. Il significato emerge come configurazione temporanea, come forma che appare quando la tensione è sufficiente a generare connessioni, ma non così alta da generare allucinazioni interpretative.


La verità stessa, in questa prospettiva, non è un oggetto immobile: è un punto di equilibrio respiratorio. Se l’inspirazione prevale, la mente tende a moltiplicare le ipotesi e a costruire senso anche dove non c’è. Se l’espirazione prevale, la mente tende a ridurre e a negare senso anche dove potrebbe emergere. La verità non coincide con nessuno dei due poli: coincide con la soglia in cui il sistema trova una stabilità momentanea tra apertura e rilascio.


Ecco perché inspirazione ed espirazione sono più che un meccanismo biologico: sono il modello incarnato di ogni dinamica conoscitiva. Ogni atto di comprensione implica un’inspirazione mentale (assorbire dati, aprirsi, connettere) e un’espirazione mentale (scartare, semplificare, chiudere la forma). La mente non può comprendere senza prendere, ma non può capire davvero senza eliminare. Il significato nasce dalla tensione, ma la chiarezza nasce dalla distensione.


La diade respiratoria rivela dunque un principio generale: la realtà vivente non è statica, ma ritmica. L’essere non è una cosa: è un’alternanza. La coscienza non è un punto: è un movimento. E ciò che chiamiamo “io” è la continuità instabile che si mantiene attraversando cicli di presa e rilascio.


In questo senso, respirare non è soltanto sopravvivere. Respirare è già pensare. Respirare è già oscillare. Respirare è già abitare la legge fondamentale della realtà: l’impossibilità di permanere in un solo polo senza collassare. Chi si aggrappa solo all’inspirazione esplode nella tensione; chi si rifugia solo nell’espirazione si spegne nel vuoto. La vita, come il senso, è la danza instabile tra questi estremi.


Inspirazione ed espirazione sono quindi una prova diretta, quotidiana e inconfutabile della natura oscillante dell’essere: la verità non è un blocco, è un respiro.




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